Postato da tycooko
il 22/05/2009.
il 22/05/2009.
Il rifiuto di Piazza San Giovanni è ufficialmente pretestuoso
«La processione partirà per le sette della sera, da via Merulana poi via Machiavelli, piazza Dante, via Tasso, via Fontana e di nuovo via Merulana. È il nostro percorso da sempre. Se la loro manifestazione non entra nelle nostre strade, nessun problema».A parlare è frate Fernando Campagna, il padre guardiano della comunità di frati minori che ogni anno il 13 giugno organizza la processione per Sant’Antonio, quella che, a detta della Questura di Roma supportata dal sindaco Gianni Alemanno, sarebbe il motivo del rifiuto di Piazza San Giovanni come conclusione del percorso del Roma Pride di quest'anno.
«Il nostro motto è 'pace e bene'.» continua il frate «Poi, certo: far incontrare le due manifestazioni potrebbe urtare la sensibilità di alcuni che parteciperanno alla nostra processione. Ma, come ho già detto, noi non entreremo in piazza San Giovanni».
Adesso nulla più ostacolerebbe l'entrata dei carri e delle centinaia di migliaia di manifestanti nella piazza davanti alla Basilica...oppure no?
Ciò che è certo è che Rossana Praitano, a capo del Comitato Organizzatore del Roma Pride 2009 in quanto presidente del Circolo Mario Mieli di Roma (organizzatore ufficiale dell'evento e membro dell'Epoa, la European Pride Organizers Association), può adottare la strategia che pare abbia scelto quest'anno: "Il Mieli ha rifiutato le alternative, mortificanti e totalmente impossibili viste la estrema brevità dei percorsi e la limitatezza degli spazi di arrivo, e denuncia la situazione paradossale, chiamando anche in causa direttamente il sindaco Alemanno" aveva dichiarato Praitano in un recente comunicato stampa.
Coraggio e polso fermo. Riconoscere oppositori e politici come interlocutori, ma non padroni.
Praitano sembra una persona educata e discreta, ma evidentemente non sorda: l'anno scorsa è stata criticata "dall'interno" per non essere riuscita a tenere testa alla Questura di Roma e al sindaco Alemanno in quella che si era delineata come una partita a scacchi per ottenere Piazza San Giovanni, partita che il Mieli ha abbandonato senza neanche lottare.
La debolezza politica era stata tanto più evidente in seguito alle coraggiose dichiarazioni del Comitato Catania Pride 2008 che si era trovato ad affrontare, poche settimane dopo il Pride di Roma, la stessa situazione col rispettivo sindaco (anch'egli di AN): "il corteo non si fermerà davanti ad alcun ostacolo e giungerà, COMUNQUE, a Piazza Università, assumendosi, pertanto, il Comune la chiara responsabilità di ogni eventuale accaduto.
NOI NON CI FERMEREMO NE' CI FERMERANNO."
Adesso staremo a vedere se il braccio di ferro con la Questura e il Comune sortirà effetto.
In questo momento Rossana e il Mieli hanno bisogno di maggior supporto possibile, ma sembra che, come al solito, "la potente lobby gay", sempre in perenne polemica e lotta intestina, anziché compattarsi sforna gruppi come questo qui su Facebook, chiamato "Questo non è il mio pride!!". E già mi soggiunge il parere al riguardo del popolo di Milazzo...
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