Postato da tycooko
il 12/05/2009.

La Corte Costituzionale si pronuncerà sul matrimonio gay. Ergo: azzittite gli imbecilli

Poco più di un anno fa l'associazione Certi Diritti, legata al partito dei Radicali Italiani, e l'Associazione Avvocatura per i diritti LGBT - Rete Lenford lanciarono la campagna di Affermazione Civile per far sì che il matrimonio civile in Italia sia permesso anche alle coppie omosessuali.
La procedura è relativamente semplice: le coppie di donne o uomini coinvolte - finora decine in tutto il Paese - si recano al proprio comune di residenza per richiedere all'ufficiale dello Stato Civile la pubblicazione degli atti necessaria per potersi sposare, secondo l'art. 93 del Codice Civile.
L'ufficiale dello Stato Civile ha la possibilità di negare la pubblicazione rilasciando un certificato coi motivi del rifiuto (di solito turbativa dell'ordine pubblico). Egli non può sottrarsi alla notifica scritta del rifiuto alla pubblicazione degli atti, pena una denuncia per omissione di atti di ufficio.
A quel punto, con l'aiuto gratuito degli avvocati di Rete Lenford, il rifiuto viene impugnato presso un tribunale competente, dove verrà fatto ricorso.
Questa la situazione finora, ma il 3 Aprile scorso la svolta: dopo il ricorso di una coppia omosessuale preparato dall'Avv. Francesco Bilotta,  il Tribunale di Venezia ha sollevato la questione di legittimità costituzionale degli artt. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143 bis e 156 bis del Codice Civile (procedura per contrarre matrimonio e diritti e doveri dello stesso) nella parte in cui, sistematicamente interpretati, non consentono che persone di orientamento omosessuale possano contrarre matrimonio con altre dello stesso sesso per contrasto con gli artt. 2, 3, 29 e 117 1° comma della Costituzione.
Vale a dire che un'interpretazione rigida dei sopracitati articoli del Codice Civile e tendente all'esclusione anziché all'integrazione di più cittadini italiani possibili sarebbe in contrasto coi seguenti articoli della Costituzione:

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 29

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.

Art. 117

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea.

Dunque non solo la nostra Costituzione né vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso né impone una definizione restrittiva di esso come privilegio delle persone eterosessuali, ma anzi è contraria a ogni forma di discriminazione.
Qui di solito parte un'argomentazione molto stupida da parte degli omofobi: quando i padri costituenti hanno scritto la nostra Carta Fondamentale, non s'immaginavano di certo che le coppie omosessuali potessero "pretendere" pari diritti rispetto agli eterosessuali, il che è come dire che siccome sessant'anni fa la tribù dei cosiddetti "uomini rossi" che vive nelle foreste sudamericane non era ancora stata scoperta, se oggi un membro di tale tribù venisse in Italia potrebbe essere costituzionalmente pestato di botte per strada, non potendo egli appellarsi all'art. 3, scritto senza pensare anche alla sua gente. Ripeto: argomentazione stupida.
Tornando a noi: il 3 Aprile scorso i giudici del Tribunale di Venezia hanno dunque sospeso il giudizio e richiesto il parere della Corte Costituzionale, con un'ordinanza il cui riassunto redatto da Gay.tv è riportato qui di seguito.
LA LEGGE SUI TRANSESSUALI APRE LE PORTE AL MATRIMONIO GAY
Dunque vietare il matrimonio alle persone omosessuali non ha alcuna “spiegazione razionale”. In particolare l’ordinanza del Tribunale di Venezia ricorda come la Corte Costituzionale, in materia di diritto delle persone transessuali a cambiare sesso sui propri documenti (e quindi ottenere il riconoscimento pubblico dello Stato) abbia in passato (sentenza 6 Maggio 1985) espresso il suo favore non sulla base del necessario intervento chirurgico, ma con argomentazioni circa il “naturale modo di essere”. Questo riferimento alla legge sui transessuali è fondamentale, perché sottolinea come la Corte Costituzionale si sia in passato impegnata a prestare attenzione al miglioramento delle condizioni di vita di categorie di persone “che storicamente abbiano subito illegittime discriminazioni”. Inoltre ricordiamo che sempre la legge sui transessuali permette già di contrarre il matrimonio a due persone dello stesso sesso biologico e dunque incapaci di procreare.

Questo indica che la questione biologica (cioè il sesso di nascita) è già stata ampiamente superata dalla Costituzione della nostra Repubblica e non può essere invocata per escludere gli omosessuali dal matrimonio. Questo inoltre indica che il nostro ordinamento ha già spostato la sua attenzione dall’aspetto biologico e riproduttivo a quello psicosessuale e affettivo. Insomma per farla breve su questo punto: la Repubblica Italiana non può al contempo consentire ad una persona che abbia cambiato sesso di sposarsi con una persona del suo stesso sesso di nascita e poi vietarlo a due persone dello stesso sesso. Sarebbe come chiedere ad una coppia di gay “Se uno di voi due cambia sesso potete sposarvi”.

NO ALLO STATO ETICO

Dunque come si evince neanche troppo difficilmente, le motivazioni che ostacolano il matrimonio gay riguardano la sfera dell’etica e della natura. L’ordinanza del Tribunale di Venezia mette in guardia dal pericolo di seguire etica e natura che “sono state troppo spesso utilizzate per difendere gravi discriminazioni poi riconosciute illegittime” come quella in passato di vietare alcune professioni alle donne perché ritenute per natura più deboli o, per restare in argomento, come quando era vietato per gli omosessuali anche l’atto sessuale in quanto considerato contro etica e natura.

L’EUROPA
Inoltre, e questo è l’aspetto già noto persino ai più acerrimi nemici del matrimonio gay, l’ordinanza fa riferimento alle “fortissime spinte provenienti dal contesto europeo e sovranazionale, a superare le discriminazioni di ogni tipo, compresa quella che impedisce di formalizzare le unioni affettive”.

LA FAMIGLIA GAY E’ NATURALE
Il Tribunale di Venezia spiega poi quanto sia errato, da parte di chi si oppone al matrimonio gay, appellarsi all’art. 29 comma 1 della Costituzione che afferma che la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”. Quel comma infatti afferma la preesistenza e l’autonomia della famiglia dallo Stato, dunque la famiglia è una comunità naturale, originaria e pregiuridica che ha le sue leggi ed i suoi diritti di fronte ai quali lo Stato nella sua attività legislativa deve inchinarsi. E dunque se il legislatore rileva che oggi esistano famiglie che siano naturalmente omosessuali, è suo dovere giuridico includerle nelle leggi di diritti e doveri del matrimonio.

GIA’ IN PASSATO IL LEGISLATORE HA ADATTATO IL PROPRIO CONCETTO DI FAMIGLIA ALLA SOCIETA’ CHE CAMBIA

Ma il legislatore può “adattare” il suo concetto di famiglia ai cambiamenti dei tempi e dunque riconoscere come naturali le famiglie basate su una coppia gay? Sì, l’ha già fatto. Nel 1968 una sentenza della Corte Costituzionale, facendo riferimento proprio ai tempi che cambiano (evviva) dichiarò incostituzionale il principio di perseguibilità del solo adulterio femminile. Per tacer della legge sul divorzio che riconobbe il grosso cambiamento della società, sciogliendo per sempre l’idea che il matrimonio sia indissolubile. Queste ed altre modifiche apportate al nostro ordinamento dimostrano che “l’accezione costituzionale della famiglia, lungi dall’essere ancorata ad una conformazione tipica ed inalterabile, si sia al contrario dimostrata permeabile ai mutamenti sociali, con le relative ripercussioni sul regime giuridico familiare”.

(L'ordinanza in versione originale e completa può essere scaricata qui.)

Probabilmente bisognerà aspettare circa un anno e mezzo prima che la Corte si pronunci e si può essere speranzosi che il verdetto vada verso un riconoscimento dei diritti, come accadde similmente nel caso di Eluana Englaro, ma già i "difensori della famiglia" si sono mobilitati.
Rocco Buttiglione (23 Aprile, fonte ANSA): "Si potrebbe anzi spiegare che è qualcosa che la Costituzione vieta perché la società naturale fondata sul matrimonio di cui parla la Costituzione è la società in cui si nasce. Le società naturali sono le società alle quali uno appartiene per diritto di nascita, e si nasce da un uomo e da una donna."
Ah, naturale perché ci si nasce! Grazie mille del chiarimento, Rocco!
Rocco, senti, glielo dici tu alle migliaia di persone nate per inseminazione artificiale che o si sposano una provetta o il matrimonio se lo scordano? No, perché se intendevi dire che i figli debbano obbligatoriamente seguire le orme dei genitori, come la mettiamo con l'art. 13 della Costituzione che difende l'autodeterminazione?
Ora un esercito di 56 senatori di PDL, Lega e UDC è sceso in campo per una legge che renda incostituzionale il matrimonio gay. Perché la Costituzione è inviolabile solo quando pare a lor signori.
I "difensori della famiglia" (omofobica e cattolica fondamentalista) hanno intenzione di far aggiungere "uomo e donna" all'art. 29 della Costituzione. Ma come? Secondo loro la Costituzione non vietava già il matrimonio gay?
Il Ddl che ha già raccolto le numerose adesioni di cui sopra e che è stato presentato dal senatore PDL Lucio Malan, si chiama appunto "Modificazione all'art. 29 della Costituzione in materia di matrimonio" e le sue due argomentazioni principali sono già entrate a pieno titolo nella storia delle più grandi cazzate dette nel 21° secolo:
  • "Se, infatti, il legame sentimentale e sessuale è meritevole in quanto tale di riconoscimento statale, quale ragionamento può giustificare quello poligamico di minore dignità rispetto a quello omosessuale?"
  • "non si ha notizia di alcun atto, di alcun proponimento, di alcuna teoria o auspicio volti a riconoscere a legami di carattere omosessuale un riconoscimento pubblico, men che meno paragonabile all’istituto matrimoniale"
Alla prima argomentazione rispondo: già, quale? Perché nel testo del Ddl non viene certo spiegato, né nella nostra Carta Costituzionale. Sono infatti favorevolissimo al matrimonio poligamico.
Sulla seconda argomentazione riprendo il consiglio dell'amico Stratex e anch'io suggerisco a Malan di leggersi il bellissimo "Vita e cultura gay". Chissà che non impari qualcosa.

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Commenti
#1    12 Maggio 2009 - 18:18
 
volpi al momento è un suicidio annunciato.sono riusciti ad abolire la costituzione in california,figuriamoci cosa accadrà in italia.al contrario che in california la modifica avrà vita parecchio lunga temo.sul matrimonio poligamico devo dire che(ho da fare)
utente anonimo

#2    12 Maggio 2009 - 23:31
 
In California non hanno "abolito la Costituzione", hanno fatto votare un referendum abrogativo (la Proposition 8); referendum che possono fare anche in Italia, peccato che a quel punto dovranno ammettere quale sia la reale volontà popolare: quella che i sondaggi presentano da anni ormai e che i nostri politici insistono ad ignorare.
Secondo te perché Cossiga e le altre mummie al Senato si stanno affrettando a cambiare la Costituzione (compito in cui dovranno recedere o ci sarà un vero e proprio golpe)? Perché o censurano e impongono fascistamente o, lasciando andare le cose in maniera naturale e democratica, il matrimonio gay passa. Tanto semplice.
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#3    13 Maggio 2009 - 08:34
 
volpi non ci credo.i sondaggi sono contro il matrimonio e la passività della popolazione mostrata nella vicenda englaro è molto grave.abolire è un verbo più forte di modificare,forse scorretto,ma l'ho scelto per illustrare la violenza della situazione. se ambedue le camere votano con un maggioranza superiore ai due terzi per una modifica costituzionale il referendum non è necessario.(o non si può proprio fare)
utente anonimo

#4    13 Maggio 2009 - 11:57
 
volpi: Oggi circa il 40% degli Italiani è favorevole al matrimonio civile per le coppie omosessuali (la percentuale è molto più alta se si parla di unioni civili). Questo risultato è stato raggiunto in 4-5 anni circa.
Basta informazione. Tra tre anni, se adeguatamente educata, la maggioranza degli Italiani voterebbe contro un referendum abrogativo sul matrimonio gay.

P.S.: Alla Camera non hanno i numeri per storpiare la Costituzione a quel modo. L'ala veramente liberale di FI (penso a Della Vedova, ad esempio) e AN sarebbero le prime a ribellarsi.
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#5    13 Maggio 2009 - 13:00
 
speriamo,ma i precedenti non sono buoni.
utente anonimo

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