Postato da tycooko
il 16/04/2009.

Cronologia dell'attivismo GLBT: il movimento in Italia (1966-2000)

Massimo Consoli
Nel 1966 Massimo Consoli fonda “ROMA-1”, associazione dichiaratamente omosessuale, che però solo nel 1968 avrà una sede fissa.
Nel 1971 creerà il giornale privato “Manifesto Gay”.
Nel ’72 l’associazione cambia nome in Rivolta Omosessuale e per la prima volta scende in piazza a Campo de’ Fiori, dove sarà però contestata dal gruppo di ultrasinistra Potere Operaio.
Nel 1978 nasce la Gay House Ompo’s a Testaccio, che organizza una serie di momenti culturali, tanto da attirare per la prima volta l’attenzione di un tg nazionale, il Tg2, nel 1980.
Nel 1989 Consoli dirige il periodico Rome Gay News e il quotidiano Paese Sera gli dà anche una rubrica sulla comunità gay romana.
Negli anni ’90 la prima manifestazione (con una ventina di militanti) che attirò il pubblico: “Ramazza Gay” di fronte alla Basilica di San Giovanni in Laterano, per cui, provocatoriamente, si spazzò davanti alla Basilica per “aiutare il Vaticano a pulire la spazzatura che esso stesso lancia contro i gay”.
Nel 1994 Consoli, gay e single, vuole adottare un bambino. Scoppia uno scandalo, fomentato dal Vaticano.
Nel 1997 le Poste Italiane creeranno un francobollo speciale ricalcando la “Carta di Amsterdam” (una specie di Codice Civile gay che Consoli scrisse ad Amsterdam, e che gli ispirerà il Manifesto Gay italiano).

Il Fuori di Pezzana, Cohen e Mieli

Il 15 aprile 1971 La Stampa di Torino pubblicò un articolo pieno di pregiudizi e omofobia ad opera del neurologo Andrea Romero ("L'infelice che ama la propria immagine"). Al fiume di proteste che il giornale ricevette, esso reagì censurando le opinioni contrarie ma ripresentando Romero ed una sua contro-risposta.
Come reazione a una simile azione repressiva, un gruppo di omosessuali, tra cui Angelo Pezzana, Mario Mieli e Alfredo Cohen, fondò all'inizio del '72 il Fuori (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) e pochi mesi dopo nascerà la rivista omonima, che andrà avanti per 10 anni. 

A pochi mesi dalla nascita, il Fuori compì la sua prima azione di rivolta: una piccola delegazione irruppe nel primo Congresso Internazionale di Sessuologia, che si svolgeva a San Remo. Il Congresso era promosso dal Centro Italiano di Sessuologia, d'ispirazione cattolica, e si proponeva l’obiettivo di studiare “la devianza” omosessuale e proporre alcune terapie per debellarla.
Quando il convegno incominciò, ignorando sit-in e cartelli di protesta appena fuori dalla sala congressi, tra gli iscritti a parlare si proposero regolarmente anche alcuni militanti del Fuori. Angelo Pezzana aprì le danze con il celeberrimo "Sono un omosessuale e sono felice di esserlo" di fronte ai congressisti sbigottiti. Il giorno dopo intervenne una militante francese che si scagliò contro la sessuofobia. Il terzo giorno ignoti lanciarono fialette di gas derattizzante nella sala e il congresso fu interrotto. 
Quell'evento non fu certo un successo per il CIS, ma lo fu per i gay perché la stampa, ghiotta di notizie allora considerate pruriginose, diede un'eco molto ampia all'azione di disturbo.
Nel '74, Angelo Pezzana decise di unire il Fuori al Partito Radicale, cosa che provocò il distacco del collettivo milanese dell'associazione, guidato da Mario Mieli.

Mentre una nuova rivoluzione culturale era in atto, con dibattiti nelle università, concerti con artisti dichiaratamente gay (come Ivan Cattaneo), interventi durante grandi eventi politici, la sinistra italiana rimase generalmente in silenzio (fu nel '76, in occasione della prima manifestazione di protesta per la morte di Pasolini a Roma, che il Partito Comunista si rese conto dell'esistenza di una "questione omosessuale").

Nell’aprile del 1976 si svolse il 5° congresso nazionale del Fuori, al quale i media diedero grande rilievo. Pezzana dirà: “Il 5º Congresso del Fuori è stato un congresso storico. (…) Il 1976 resterà l’anno in cui gli omosessuali hanno superato il dato puramente sessuale della loro condizione per allargare il loro intervento verso le strutture organizzative della società. (…) Siamo passati dal gruppo alla creazione del movimento.”

L'Arcigay
Nel 1980, a Giarre, in Sicilia, una coppia di giovani ragazzi gay si suicida, non potendo più sopportare le maldicenze e le umiliazioni di tutto il paese. In seguito a questo evento, Don Marco Bisceglia, rivoluzionario prete del "dissenso", e Nichi Vendola, allora agli inizi della propria carriera politica, fondarono all'interno del circuito "Arci" la prima associazione "istituzionalizzata" e nazionale a favore dei diritti delle persone omosessuali.
Questo primo esperimento divenne un gruppo autonomo con un direttivo proprio nel 1984, quando diverse associazioni locali confluirono nell'Arcigay nazionale, tra cui il Fuori (tranne la sua delegazione romana, che nell'83 si unirà al Collettivo Narciso per formare il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, così intitolato in onore del grande filosofo e attivista che in quell'anno si tolse la vita). All'Arcigay fu concesso come sede ufficiale dal Comune di Bologna, per la prima volta ad un'associazione gay, il centro culturale Il Càssero. Da quel momento in avanti, delegazioni locali dell'Arcigay sorsero in numerose città italiane.

Il Gay Pride
Nel 1983 a Roma furono organizzate tre giornate di appuntamenti all'aperto, con spettacoli ed incontri sull'omosessualità, che costituirono il vero atto precursore della fierezza gay. Ma non ci fu nessun corteo, i tempi non erano ancora maturi.
Tranne sporadiche manifestazioni culturali all'interno del Movimento Gay, solo dopo altri cinque anni fu compiuto un ulteriore passo verso la visibilità. Il 28 giugno del 1988 sul quotidiano "la Repubblica" comparve un quarto di pagina con centodue firme di coraggiosi omosessuali italiani contenente un augurio a tutti i gay per la giornata della fierezza.
La prima manifestazione in piazza a Milano fu nel 1989, ma per ogni omosessuale visibile ce n'erano moltissimi altri che si nascondevano e criticavano iniziative di questo tipo. In quell'occasione non furono molto più di cento le persone che scesero in piazza della Scala, una cifra che l'anno successivo si raddoppiò e che nel 1991 raggiunse le mille unità, ma solo nel chiuso di una grande discoteca milanese e non in piazza. L'anno successivo, il 27 giugno, sempre a Milano avvenne una nuova iniziativa eclatante: nove coppie di uomini e una di donne, simbolicamente, si unirono civilmente con tanto di lancio di riso, bouquet e bacio tra sposi e soprattutto con un migliaio di spettatori presenti che sostenevano l'iniziativa.
Se nel 1993 a Washington vi fu la prima grande manifestazione gay della storia, un Gay Pride con un milione di persone, bisognerà aspettare il 1994 per vedere in Italia il primo Gay Pride nazionale organizzato a Roma da Arcigay e Mario Mieli. Era il 2 luglio quando 10.000 persone sfilarono per le vie della città tra lo stupore generale, in primis degli organizzatori che si aspettavano non più di un migliaio di persone.
La dimostrazione del cambiamento in atto provenne dal successo del World Pride del 2000. Quel 7 luglio rappresenta uno spartiacque nella storia della visibilità gay. Furono cinquecentomila i partecipanti al Gay Pride mondiale di Roma. Nell'anno del Giubileo una folla oceanica invase la città santa e tutti gli Italiani furono costretti a farvi i conti. I gay erano ormai troppo visibili per passare inosservati.

Fonti

Per approfondire

Gianni Rossi Barilli, Il movimento gay in Italia, Feltrinelli Editore, 1999

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Commenti
#1    16 Aprile 2009 - 23:35
 
volpi è impressionante la velocità del cambiamento sociale. Dovrebbe renderci molto cauti nel consigliare il coming out ai giovani lgbt. Se la situazione nel 1986 (anno della mia nascita) era tanto grave è improbabile che le persone cresciute in tale ambiente sociale siano recettive .mia sorella,che non è affatto progressista ma che vive in un'epoca dove ha conosciuto persone out fin da un'età in cui la mente è meno rigida,mi ripete che dovevo informare prima lei che mi avrebbe sconsigliato di dirllo a mia madre.l'articolo della wikipedia su Mieli come vi sembra?
utente anonimo

#2    17 Aprile 2009 - 10:02
 
Volpi: Però non ho capito la logica dell'obiezione.
Proprio perché in quarant'anni in Italia siamo riusciti a ribaltare un taboo sociale millenario dovremmo essere più convinti della bontà ed efficacia del coming out, no?
Ti rimando direttamente alla dichiarazione di Eigil Axgil nel giorno del suo matrimonio: "...se tutti faranno coming out, questo accadrà ovunque. Siate aperti. Dichiarate la vostra omosessualità. Continuate a lottare. Questo è il solo modo per cambiare qualunque situazione!"
Se mi chiedi un parere tecnico sull'articolo che riguarda Mieli, è troppo breve e approssimativo.
Se mi chiedi un parere sulle opinioni dell'intellettuale che ha aiutato a creare il nostro movimento, credo sia un genio inarrivabile che rimarrà incompreso e inaccettato per qualche altro decennio.
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#3    17 Aprile 2009 - 14:18
 
Ciao! Volevo chiederti un grande favore.... Se hai tempo vuoi creare un post sul "Napoli pride" che ci sarà il prossimo 30 maggio a Napoli?
Perchè nessuno lo sa, è un evento quasi ignaro a tutti.. Ed è un vero peccato...


RaGe
utente anonimo

#4    17 Aprile 2009 - 15:37
 
RaGe: Buona idea! ;)
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#5    17 Aprile 2009 - 20:47
 
Nel 1994 a Roma eravamo circa 3000/4000 persone, non certo 10.000. E ti assicuro che ci sembrarono un milione. Tutti ci aspettavamo di essere circa 250/500, chi parlava di 1000 veniva considerato un sognatore. Io c'ero praticamente in incognito: occhiali da sole, cappelletto baseball calcato sugli occhi. Indimenticabile.
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