Postato da tycooko
il 09/09/2008.
il 09/09/2008.
Riportare la conversazione nell'ambito della realtà.
Argomenti: riflessioni, messaggi personali, gay street, fabrizio marrazzo, ambiente glbt, federica pezzoli
In risposta al comunicato degli esercenti della Gay Street, riporto qui il commento che ho scritto sul blog del Comitato Promotore per Federica Pezzoli.
Il passaggio da tutti condannato è il seguente: “Il terrore che i commercianti della Gay Street hanno dimostrato in questi giorni alle richieste di appendere il nostro manifesto nei loro locali dovrebbe far capire a chiunque chi sia colui che ha scelto vie oscure e colpi bassi.”
Prima di tutto, mi permetto di evidenziare la totale assenza della parola “minacce”, da tutti dedotta.
E’ vero, “il terrore” si può incutere, ma si può anche auto-incutere, nel caso di persone particolarmente ansiose. D’altro canto, il terrore può essere stato semplicemente una mia impressione.
Sì, perché questa è stata la MIA impressione e ciò non significa che io abbia voluto coinvolgere il Comitato né tantomeno imporgli un mio punto di vista.
Non è detto che sia perché il Comitato ha idee opposte alle mie, e dunque si può postulare una mancanza di coesione al suo interno, ma perché io, Federica Pezzoli, Marco Valerio Abbati e tutti gli altri non siamo la stessa persona. Semplicemente.
Ci stimiamo, crediamo in quel che facciamo insieme, ci aiutiamo, ma siamo degli esseri umani ben distinti che portano la propria personale sensibilità ed esperienza di vita all’interno del Comitato.
Vorrei aggiungere che siamo tutti orgogliosi di avere affermato la regola per cui la libertà di espressione di ciascun membro è garantita, ferma restando l’univocità delle nostre posizioni politiche di fondo.
Del resto, non sottostare ad un pensiero unico da seguire supinamente, oltre ad essere mia indole, è un concetto basilare per la democrazia, che può nascere solo dalla sintesi delle diverse posizioni.
Annalisa Scarnera del noto pub Coming Out - di cui sono da anni un fedele cliente - risponde alle mie impressioni affermando che “tutti convengono che i manifesti non sono stati affissi perchè in questi anni hanno avuto da parte di Arcigay Roma e di Fabrizio Marrazzo aiuto e collaboratività nei progetti e intendono quindi rinnovare il loro sostegno alla sua candidatura”.
Ma ciò che forse Annalisa non sa è che solo i gestori del Coming Out si sono rifiutati di appendere i manifesti. Al contrario, i proprietari del My Bar e del Colosseum Bar hanno risposto positivamente alla richiesta di Federica in persona, che si era ovviamente presentata, ed hanno tenuto quelle pubblicità per giorni, prima che “sparissero” dai loro locali. Non solo: quando in entrambi i luoghi è stato chiesto che fine avessero fatto quei cartelli, i gestori hanno detto di non saperne nulla.
Se questo è troppo poco per parlare di “vie oscure”, come ho fatto io, mi scuso per aver esagerato nell’esprimermi.
Mi duole profondamente che una delegazione della Gay Street si sia sentita in dovere di scrivere compatta un comunicato contro le mie parole, quasi come se queste la attaccassero, perché anzi tentavano di rappresentare la mia empatia e comprensione.
Tutto mi sarei atteso, salvo che il segno di una sincera preoccupazione si traducesse in una tale presa di posizione tendente addirittura all’eliminazione delle mie parole. Ne prendo atto e taccio.
Infine, vorrei rispondere agli utenti “giuly” e “clelia tomacelli” che affermano che il Comitato è coeso solo nell’ “avversione a Marrazzo” e dalla “sete di potere”.
L’avversione nei confronti di una persona è certamente un sentimento che nessuno dovrebbe provare, ma di certo i membri del Comitato non si compiacciono di un’ostilità che non è stata né cercata né desiderata e che non è nata in seno al Comitato, ma è condivisa dalla maggior parte del movimento GLBT italiano per la gestione disastrosa da parte di Fabrizio Marrazzo ed il suo direttivo di un’associazione importante qual’è Arcigay Roma.
Ma ciò che ci accomuna è soprattutto ogni singola parola del Documento Politico e sarebbe davvero ora che gli oppositori dessero un parere su quello.
NEWS!
Come ho già detto decine di volte su questo stesso blog, non tollero commenti anonimi se il velo dietro cui si cela l'identità degli autori serve a renderli intoccabili e a farli sentire protetti per poter dire qualunque volgarità o offesa, anche se gratuite ed infantili.
Ho appena cancellato il commento di un folle che si gongolava del fatto che, dopo neanche 24 ore dal precedente post, questo non fosse ancora stato commentato; il che NON equivale a dire, come il folle credeva e sanciva, che non fosse stato affatto letto. Prova ne è il numero di visite che ho comunque ricevuto (che, grazie ai rozzi e sgrammaticati anonimi di queste ore, stanno vertiginosamente aumentando!).
Sospettando che questi fantomatici anonimi (o identità inventate sul momento, con appena un nome di battesimo) siano dei troll, annuncio che questo blog intraprenderà la tolleranza zero per tutti gli utenti che, rimanendo anonimi o firmandosi come "aldo", "giuly" et similia, gradiscono insultarmi.
Le regole sono semplici:
1) se vi conosco personalmente o siete personaggi conosciuti, firmatevi con nome e cognome;
2) se avete un blog attivo, linkatelo;
3) se avete un profilo su un forum o qualunque altro sito che testimoni un'attività su internet precedente al commento sul mio blog, linkate quello;
4) se non avete nessuno di questi mezzi per identificarvi e pensate di offendere, insultare, denigrare, sminuire, umiliare o canzonare comunque sia, avete proprio capito male.
commenti (5) (popup) | commenti (5)
Il passaggio da tutti condannato è il seguente: “Il terrore che i commercianti della Gay Street hanno dimostrato in questi giorni alle richieste di appendere il nostro manifesto nei loro locali dovrebbe far capire a chiunque chi sia colui che ha scelto vie oscure e colpi bassi.”
Prima di tutto, mi permetto di evidenziare la totale assenza della parola “minacce”, da tutti dedotta.
E’ vero, “il terrore” si può incutere, ma si può anche auto-incutere, nel caso di persone particolarmente ansiose. D’altro canto, il terrore può essere stato semplicemente una mia impressione.
Sì, perché questa è stata la MIA impressione e ciò non significa che io abbia voluto coinvolgere il Comitato né tantomeno imporgli un mio punto di vista.
Non è detto che sia perché il Comitato ha idee opposte alle mie, e dunque si può postulare una mancanza di coesione al suo interno, ma perché io, Federica Pezzoli, Marco Valerio Abbati e tutti gli altri non siamo la stessa persona. Semplicemente.
Ci stimiamo, crediamo in quel che facciamo insieme, ci aiutiamo, ma siamo degli esseri umani ben distinti che portano la propria personale sensibilità ed esperienza di vita all’interno del Comitato.
Vorrei aggiungere che siamo tutti orgogliosi di avere affermato la regola per cui la libertà di espressione di ciascun membro è garantita, ferma restando l’univocità delle nostre posizioni politiche di fondo.
Del resto, non sottostare ad un pensiero unico da seguire supinamente, oltre ad essere mia indole, è un concetto basilare per la democrazia, che può nascere solo dalla sintesi delle diverse posizioni.
Annalisa Scarnera del noto pub Coming Out - di cui sono da anni un fedele cliente - risponde alle mie impressioni affermando che “tutti convengono che i manifesti non sono stati affissi perchè in questi anni hanno avuto da parte di Arcigay Roma e di Fabrizio Marrazzo aiuto e collaboratività nei progetti e intendono quindi rinnovare il loro sostegno alla sua candidatura”.
Ma ciò che forse Annalisa non sa è che solo i gestori del Coming Out si sono rifiutati di appendere i manifesti. Al contrario, i proprietari del My Bar e del Colosseum Bar hanno risposto positivamente alla richiesta di Federica in persona, che si era ovviamente presentata, ed hanno tenuto quelle pubblicità per giorni, prima che “sparissero” dai loro locali. Non solo: quando in entrambi i luoghi è stato chiesto che fine avessero fatto quei cartelli, i gestori hanno detto di non saperne nulla.
Se questo è troppo poco per parlare di “vie oscure”, come ho fatto io, mi scuso per aver esagerato nell’esprimermi.
Mi duole profondamente che una delegazione della Gay Street si sia sentita in dovere di scrivere compatta un comunicato contro le mie parole, quasi come se queste la attaccassero, perché anzi tentavano di rappresentare la mia empatia e comprensione.
Tutto mi sarei atteso, salvo che il segno di una sincera preoccupazione si traducesse in una tale presa di posizione tendente addirittura all’eliminazione delle mie parole. Ne prendo atto e taccio.
Infine, vorrei rispondere agli utenti “giuly” e “clelia tomacelli” che affermano che il Comitato è coeso solo nell’ “avversione a Marrazzo” e dalla “sete di potere”.
L’avversione nei confronti di una persona è certamente un sentimento che nessuno dovrebbe provare, ma di certo i membri del Comitato non si compiacciono di un’ostilità che non è stata né cercata né desiderata e che non è nata in seno al Comitato, ma è condivisa dalla maggior parte del movimento GLBT italiano per la gestione disastrosa da parte di Fabrizio Marrazzo ed il suo direttivo di un’associazione importante qual’è Arcigay Roma.
Ma ciò che ci accomuna è soprattutto ogni singola parola del Documento Politico e sarebbe davvero ora che gli oppositori dessero un parere su quello.
NEWS!
Come ho già detto decine di volte su questo stesso blog, non tollero commenti anonimi se il velo dietro cui si cela l'identità degli autori serve a renderli intoccabili e a farli sentire protetti per poter dire qualunque volgarità o offesa, anche se gratuite ed infantili.
Ho appena cancellato il commento di un folle che si gongolava del fatto che, dopo neanche 24 ore dal precedente post, questo non fosse ancora stato commentato; il che NON equivale a dire, come il folle credeva e sanciva, che non fosse stato affatto letto. Prova ne è il numero di visite che ho comunque ricevuto (che, grazie ai rozzi e sgrammaticati anonimi di queste ore, stanno vertiginosamente aumentando!).
Sospettando che questi fantomatici anonimi (o identità inventate sul momento, con appena un nome di battesimo) siano dei troll, annuncio che questo blog intraprenderà la tolleranza zero per tutti gli utenti che, rimanendo anonimi o firmandosi come "aldo", "giuly" et similia, gradiscono insultarmi.
Le regole sono semplici:
1) se vi conosco personalmente o siete personaggi conosciuti, firmatevi con nome e cognome;
2) se avete un blog attivo, linkatelo;
3) se avete un profilo su un forum o qualunque altro sito che testimoni un'attività su internet precedente al commento sul mio blog, linkate quello;
4) se non avete nessuno di questi mezzi per identificarvi e pensate di offendere, insultare, denigrare, sminuire, umiliare o canzonare comunque sia, avete proprio capito male.
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