Postato da tycooko
il 22/10/2009.

In ricordo di Luca Ruocco

Dato che i media gay non hanno fatto sapere della triste notizia, lasciando come al solito a noi blogger la vera informazione democratica e completa, pubblico qui di seguito una lettera del fondatore di GayRoma.it Mauro Cioffari.

Ho saputo dalla mia amica Celeste e da Giuseppe, che adesso vive a Berlino, della tragica morte di Luca Ruocco, omosessuale e nero, avvenuta alcune settimane fa. Improvvisamente i ricordi si accavallano e, forse un pò confusamente, scrivo questa breve nota per salutare Luca e per ricordare il suo sorriso gentile.
Ho conosciuto Luca il 13 gennaio del 1998 in occasione della manifestazione, indetta dal movimento GLBTQ, per commemorare la morte di Alfredo Ormando, omosessuale siciliano, il quale si era dato fuoco con la benzina l'anno precedente davanti al sagrato di San Pietro.
Ricordo ancora il sorriso di Luca. Venne da me, si presentò, ed iniziò a parlare, ascoltato, della difficoltà di vivere, lui come Ormando, l'omosessualità in una città di provincia.
Ha messo fine alla sua vita, lui un nero somalo adottato all'età di due anni, gettandosi dal quinto piano di un palazzo.
Peter Boom (http://www.pansexuality.it) lo ricorda in questo modo: "Adottato da gente caritatevole in una città della provincia italiana. Un bambinello (...) pieno di vita, tutto nero e col pisellino un po' roseo (...). Ma poi il bambinello nero cresce e rimane nero ed è logico, anzi logicissimo che qualcuno cominci a prenderlo in giro. Lui non sembra curarsene troppo e mantiene il suo sorriso accattivante, rimane ottimista, ingenuo, finché non scopre di essere una seconda volta diverso, cioè gay, omosex. Quel che è peggio gli piace anche travestirsi per divertirsi un po' di sera. In città lo sanno oramai tutti (...) e l'opinione pubblica è una brutta bestia, sadica, cattivissima".
Ed ecco il primo tentativo di suicidio: Luca si getta da un altissimo viadotto ma viene salvato da un albero. "Uscito dal coma, una gamba più corta e numerosi altri disturbi (...). La ferita più grave non la portava sul corpo ma nel profondo dell'anima".
Qualche tempo dopo il suo primo lavoro in un garage dove aveva modo, tra un lavoretto e l'altro, di leggere libri e di studiare. "In quel garage", ricorda Peter Boom, "pur conoscendo la sua storia, continuarono a prenderlo in giro per il suo essere nero e frocio, diverso. Un giorno uno di quei signori è venuto a trovarlo, si è denudato una certa parte del corpo e ha detto: dai, brutto frocio negro fammi godere. Luca non ha risposto a quel signore così represso ed è fuggito a Roma".
A Roma, dove molti di noi lo hanno conosciuto, Luca sembrava aver ritrovato l'equilibrio e la serenità perduti. Un nuovo lavoro, in un Ministero, di cui mi aveva parlato numerose volte nelle telefonate che intercorrevano tra di noi. Lavoravamo a poche centinaia di metri. Lui al Ministero degli Interni, io all'Atac in Piazza della Repubblica e spesso prendevamo un caffè in Via Nazionale.
In Luca c'era una voglia di fare e di agire "politicamente" per aiutare quelli che come lui avevano conosciuto la solitudine e la discriminazione in una città di provincia, dove il controllo sociale è maggiore e dove spesso non è possibile sfuggire alle cattiverie altrui.
Proprio in quegli anni, poco dopo il World Pride del 2000, nell'inverno del 2001 se non ricordo male, si avvicinò al "Gruppo di Lavoro GayRoma.it" (e sicuramente anche ad altri gruppi).
Un gruppo di "cani sciolti" si direbbe oggi. Senza tessera, senza sede, senza iscrizione. Vicino alla sinistra "radicale". Un movimento fatto di ragazze e di ragazzi che aveva la pretesa di cambiare il mondo, senza mediazioni al ribasso, a partire dal Web. E Luca iniziò, e lo fece con noi per un paio di anni, a fare attività politica. Lui che probabilmente di politica nemmeno si era mai interessato molto, lui che probabilmente nemmeno era di sinistra. Lui che aveva tanta voglia di agire e di fare per evitare alle altre persone la sofferenza e l'angoscia che aveva sperimentato proprio sulla sua pelle.
"Ogni tanto", continua Peter Boom nella sua nota, "veniva ricoverato per farsi rimbambolire da potenti sedativi. Poi (…) la vita ricominciava quasi normalmente". Poi la brutta storia con un ragazzo che lo ha sfruttato. Lo picchiava, lo insultava e lo minacciava. Gli chiedeva soldi e ne riceveva.
Da alcuni anni, anche per problemi miei personali che mi hanno portato a concentrare le energie più sulla mia vita privata che sulla militanza gay, avevo perso le tracce di Luca. Ed ecco improvvisamente, come una doccia gelata e inaspettata, la notizia del suo suicidio.
Improvvisamente, come è comparso nella mia vita, Luca, adesso, scompare.
Nel silenzio e nella solitudine che grida, ad ognuno di noi, ad ogni attivista gay impegnato in politica o nell'associazionismo, di non smettere MAI di lottare contro l'omofobia e la transfobia. Ma anche contro la SOLITUDINE ed il PREGIUDIZIO.
Addio Luca!
Il tuo sorriso gentile ci mancherà!

Mauro Cioffari
GayRoma.it
www.gayroma.it
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Postato da tycooko
il 21/10/2009.

L'omofobia, questa sconosciuta

In merito al mio ultimo articolo pubblicato su questo blog - “Quando il dialogo è inutile” - sono stato incolpato di lanciare accuse sterili e, soprattutto, fin troppo generiche. In particolare, mi è stato imputato di scagliarmi contro siti “omofobi” non meglio identificati. Avevo promesso di rimediare alla prima occasione; lo faccio ora, perché ho avuto modo di leggere un articolo che impone un commento. È apparso sul blog denominato “Secondo Natura”, uno di quelli che più si distingue per le proprie posizioni, diciamo così, critiche, nei confronti dell’omosessualità. Il suddetto articolo, firmato da uno dei co-autori del blog, tale Massimo, “strilla” nel titolo: “L’omofobia non è reato”. Esso trae spunto da una dichiarazione che l’On. Concia, prima firmataria del progetto di legge in materia di violenza omofoba appena bocciato in Parlamento, avrebbe rilasciato alla stampa (lo stesso Massimo ne parla in forma dubitativa). La Concia si sarebbe rammaricata per la scarsa audacia del suo Partito, il PD, che avrebbe dovuto battersi per l’introduzione del reato vero e proprio di omofobia, piuttosto che di una semplice aggravante a fattispecie di reato già esistenti.
Secondo il Sig. Massimo, le affermazioni dell’On. Concia, se esattamente riportate dalla stampa, darebbero la misura di una visione unilaterale ed assolutista della cosiddetta “omofobia”. Questo, in sintesi, il Massimo-pensiero: se introdotto, il reato di omofobia porterebbe a conseguenze aberranti e liberticide. Secondo lui, diverrebbe impossibile per chiunque avversi l’omosessualità anche solo riunirsi con altre persone che la pensino allo stesso modo, come pure esprimere liberamente le proprie opinioni. Individui che rifiutino l’omosessualità potrebbero anche essere costrette, in qualunque contesto sociale, ad accettare la presenza fra di loro di persone sgradite in quanto omosessuali. In pratica, l’introduzione del reato di omofobia costituirebbe un attentato a libertà fondamentali. Nessuno può essere costretto, sostiene il Sig. Massimo, ad avere a che fare con chi ha una visione della società e della morale incompatibile con la propria, né può essere limitato nella propria libera critica.
Premesso che, come il Sig. Massimo, non posso esprimermi con sicurezza su quanto l’On. Concia abbia o non abbia affermato, credo che il punto sia: cosa deve intendersi per omofobia? E’ chiaro il tentativo dell’articolo in discussione di accreditare un’accezione estremamente dilatata del termine. Ed è anche tipico: sono ritorte contro chi è vittima di discriminazioni e soperchierie, in nome di una morale unilaterale, le accuse di intolleranza e di disprezzo per le libertà altrui.
Curioso che gli autori di “Secondo Natura”, sempre pronti a ricorrere al dizionario quando gli fa comodo (ad esempio, quando si tratta di accreditare un uso”normale” di termini dispregiativi nel comune sentire, per designare gli omosessuali, quali “pederasta”, “sodomita”, “invertito”, ecc.), e sempre sensibili alla “vulgata” (quando si tratta di adoperare correttamente termini anglofoni come “coming out” ed “outing”), facciano finta di non capire cosa intendano gli omosessuali, quando parlano di lotta all’omofobia. Fingendo di credere, solo per un momento, alla loro buona fede, mi sento di rassicurarli: la loro benedetta libertà di espressione, in quanto tale, non è in discussione. Ognuno può pensarla come crede, in quel regime di democrazia in cui essi peraltro dichiaratamente non si riconoscono, ma che invocano a loro vantaggio quando serve. Se a chi scrive su blog come “Secondo natura” gli omosessuali non garbano - e taccio sulla stucchevole distinzione da essi operata fra “omosessuali” e “gay” - ebbene, ce ne faremo una ragione.
Qui si tratta di ben altro. È che l’avversione verso l’omosessualità non può giustificare alcuna forma di violenza fisica e sopraffazione morale. Si possono combattere battaglie di retroguardia, sostenendo che l’omosessualità è una malattia, o che alle coppie gay vadano negati diritti basilari riconosciuti a quelle eterosessuali. Non può essere lecito, invece, isolare, discriminare, dileggiare gli omosessuali in famiglia, a scuola o sul lavoro, come avviene spesso, sebbene individui come il Sig. Massimo si affannino a negarlo continuamente. Non può essere lecito negare a due persone che si amano il più delicato gesto affettivo in pubblico (il rispetto della decenza è tutt’altra questione e coinvolge, almeno statisticamente, molti più “etero” che gay). Non può essere lecito diffondere informazioni parziali, tendenziose e indimostrabili alla stregua di verità inconfutabili, a chiaro scopo denigratorio. E tantomeno può essere lecito mettere a repentaglio l’incolumità altrui in nome della propria avversione per il “diverso”. A questo specifico riguardo, va ribadito che non è vero che le leggi vigenti sono più che sufficienti per tutelare i gay, e le lesbiche, i trans, ecc., dalle aggressioni. La violenza omofoba è mirata, come lo sono quella razzista e quella xenofoba, e troverei sacrosanto che il legislatore riservasse tutele specifiche a tutte le minoranze più vulnerabili. I cittadini devono sapere che la sopraffazione fondata sull’intolleranza costituisce un disvalore particolarmente abbietto, in una società civile. Nessun privilegio per i gay, come lamentano il Sig. Massimo ed i suoi egregi co-autori, ma una risposta adeguata ad un malcostume socio-culturale ancora diffuso, purtroppo.
D’altra parte, a leggere certi articoli, si capisce che il confine fra libera espressione delle idee e discriminazione omofoba è superato largamente. Proprio il Sig. Massimo, come ho già evidenziato recentemente in questo blog, si dichiara favorevole a quella che chiama “riprovazione sociale” nei confronti delle persone omosessuali. Stando ad un esempio da egli stesso illustrato, sarebbe perfettamente lecito che un gay fosse isolato dai propri colleghi, compagni ecc. nel proprio ambiente lavorativo, in una mensa aziendale e persino nello sport. Questa è evidentemente un’aberrazione, e delle più pericolose. Uno può tenersi alla larga da chi ha un orientamento sessuale incompatibile con la propria morale, può criticarne lo stile di vita, ma non gli può essere consentito di additarlo al pubblico ludibrio, o di sottoporlo a pressioni atte a condizionarne la vita e segnatamente la serenità personale.
Ma questa è la cifra di blog quali “Secondo Natura” e di articolisti come il Sig. Massimo. Per questo, mi sono permesso più volte di suggerire che almeno noi gay non ci si lasci coinvolgere in inutili scontri dialettici sul web, allo scopo di ribattere ad argomentazioni prive di senso comune. Concordo solo con un’affermazione del Sig. Massimo, rinvenuta nel suo blog personale, denominato “Blacknights”: quanto più ci si imbatte in tesi insostenibili per fanatismo e disprezzo dell’altrui pensiero, tanto più si perde l’impulso al dialogo; ma è una conclusione che suona stonata, provenendo da lui.
A me la “riprovazione sociale” dà la nausea. Ma da qui a dar corda a certi Soloni…
Giovanni Armeno

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Postato da tycooko
il 14/10/2009.

I motivi dietro l'affossamento della legge anti-discriminatoria

Come tutti sapete, l’Aula della Camera ha approvato la pregiudiziale di costituzionalità presentata dall’Udc al testo sulle aggravanti alla violenza motivata da odio verso l'altrui orientamento sessuale. Questo significa che la legge è stata affossata perché incostituzionale.
"La disposizione – si legge nella questione pregiudiziale a prima firma di Michele Vietti approvata dall’Aula – viola il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo, eccetera".
È evidente che Michele Vietti non sappia il significato dell'espressione "orientamento sessuale" che è la dicitura ufficiale per definire tutte le declinazioni conosciute dell'affettività e dell'erotismo tra individui adulti e consenzienti, dicitura riconosciuta e utilizzata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, dall'APA americana nel suo rinomato DSM, nonché da tutte le organizzazioni istituzionali d'Occidente (Unione Europea inclusa).
Nella versione del 2007 dell’ICD (International Classification of Diseases), l'elenco delle patologie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si legge: "L'orientamento sessuale in sé non deve essere considerato un disturbo".
Quelle di cui parla l'On. Vietti sono parafilie sessuali anch'esse riconosciute come tali e così ufficialmente definite a livello mondiale, in quanto implicano danni fisici e/o psicologici oggettivi, il non essere consenziente di uno dei soggetti coinvolti in tali pratiche e la compulsività con cui vengono perpetrate.
In alcun modo la "Legge Concia", com'è stata ribattezzata, sarebbe potuta essere utilizzata per difendere pedofili, zoofili, necrofili e chi più ne ha più ne metta.
L'Avvenire oggi esulta per la decisione presa dal Parlamento che ignora, lasciando gli aggressori impuniti, le violenze di questi giorni. In un articolo, il quotidiano dei vescovi esprime due motivazioni che dovrebbero essere esaustive per spiegare il perché l'affossamento della legge sia un evento positivo:
  1. "Il Parlamento ha ritenuto che contenesse in sé un rischio gravissimo, cioè quello di provocare una discriminazione nei confronti di chi omosessuale non è, proprio in virtù dell’introduzione nel codice penale di un’aggravante specifica, tesa a creare una sorta di super-protezione riconosciuta solo e soltanto alle persone che si dichiarano omosessuali."
    Falso: la legge parlava di "orientamento sessuale", comprendendo anche gli eterosessuali.
  2. "Un reato nel quale sarebbe potuto cadere, ad esempio, chi avesse pubblicamente sostenuto la bellezza e la bontà sociale del matrimonio storicamente definito, ovvero fra un uomo e una donna. Con simili norme per i portatori di questa opinione si sarebbe aperta la porta all’imputazione per «discriminazione»".
    Falso: la legge era solo un'aggravante a reati già esistenti. Se le opinioni citate da Avvenire non sono un reato oggi, non lo sarebbero diventate con l'approvazione della legge.
È stata davvero l'espressione "orientamento sessuale" a creare tanto scompiglio? Tutta una futile questione di forma? Facile verificarlo: chi si ricorda del Decreto Legislativo del 9 luglio 2003, approvato dal Governo Berlusconi, che recepiva la direttiva europea 2000/78/CE?
Art. 1.
Oggetto
1. Il presente decreto reca le disposizioni relative all'attuazione della parita' di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione, dalle convinzioni personali, dagli handicap, dall'eta' e dall'orientamento sessuale, per quanto concerne l'occupazione e le condizioni di lavoro, disponendo le misure necessarie affinche' tali fattori non siano causa di discriminazione, in un'ottica che tenga conto anche del diverso impatto che le stesse forme di discriminazione possono avere su donne e uomini.
Come come?! Orientamento sessuale? Desideravano forse che la pedofilia non fosse causa di discriminazione sul posto di lavoro?
Scherzi a parte, le ragioni di quest'ultima bestemmia sulla Costituzione da parte dell'attuale maggioranza sono ben altre. Come disse nel dicembre scorso il Vaticano per spiegare la propria contrarietà alla proposta ONU sulla depenalizzazione universale dell'omosessualità, se si combatteranno tutte le discriminazioni, "gli stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni."
Piuttosto che vederci felici, meglio lasciarci morire.
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Postato da tycooko
il 10/10/2009.

Inarrivabile

Roma, 9 Ottobre 2009 (fonte: Il Velino)
"Educare i nostri figli all'ideologia gay e trans è (...) una violazione esplicita del principio di uguaglianza costituzionale."
Luca Volontè (UDC)
 

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Postato da tycooko
il 03/10/2009.

Quando il dialogo è inutile

Non c’è due senza tre, si dice. A corollario delle considerazioni espresse nei due articoli recentemente apparsi su “Queer World”, approfitto ancora dell’ospitalità concessami su questo blog per richiamare l’attenzione su quelle che definirei le “relazioni pericolose” della comunità glbt. Dal mio osservatorio di volontario di un’Associazione gay, di frequentatore del web e, soprattutto, di persona partecipe della realtà che lo circonda, ho potuto registrare la tendenza di certi omosessuali a dialogare con chiunque, ma proprio con chiunque, anche con chi non merita affatto tanta disponibilità.
Qualche esempio, a titolo puramente indicativo. C’è chi frequenta certi siti internet e certi blog che, anche quando non sono dichiaratamente omofobi, nei contenuti danno voce all’intolleranza più grossolana. E’ un esercizio di stoico masochismo a cui mi sono dedicato anch’io, talvolta, ma ho capito presto l’antifona e mi sono astenuto dal continuare. Altri invece, con notevole perseveranza, farciscono i siti in questione di post anche corposi, a commento degli articoli più allucinanti sul tema dell’omosessualità.
Poi ci sono quelli che gli interlocutori più improbabili se li vanno a cercare fisicamente. So, per esempio, di interviste raccolte da militanti gay presso circoli di spicco dell’estrema destra nostrana. Pare che gli intervistatori abbiano manifestato vivo compiacimento – bontà loro – per la cordialissima accoglienza loro offerta dagli intervistati.
Ma il punto più alto, in questa corsa al destrorso, è raggiunto da quelle Associazioni gay/lesbiche che cercano apertamente canali di dialogo e persino di collaborazione con le forze politiche e di governo. E sul piano logico, tali Associazioni sono quelle che si comprendono di più: se si ha qualcosa da rivendicare, bisogna pur rivolgersi a chi abbia titolo ad ascoltare, non è colpa dei gay se la Sinistra è in putrefazione. Il problema è il metodo; si ha infatti l’impressione che chi flirta con l’attuale maggioranza dimentichi di non avere l’esclusiva di certe lotte. Sarebbe ragionevole, credo, che le Associazioni omosessuali elaborassero una linea comune, compatta, prima di instaurare qualsiasi abbozzo di dialogo. Non mi pare che ciò stia avvenendo. C’è chi avanza in ordine sparso – il solito, annoso problema da me già evidenziato in più occasioni – dando purtroppo l’impressione di rappresentare i propri interessi ed i propri consociati, piuttosto che una comunità complessa. Comunque, in questo caso la questione è di carattere politico e come tale ha, se non altro, un certo spessore. Sono le prime due tipologie di “dialoganti” a darmi parecchio da pensare, invece.
Ma queste anime belle lo conoscono, il concetto di legittimazione? Perché è esattamente quella, ad essere gentilmente servita su un piatto d’argento a gente che non aspetta altro; ma si tratta di un gravissimo errore. Prendiamo certi siti internet, che con somma ipocrisia rifiutano l’appellativo di “omofobi”. Essi ammanniscono al pubblico un repertorio piuttosto noioso, fondato su capisaldi ben precisi. Chiedo scusa, ma è opportuno che ne rammenti alcuni: 1) l’omosessualità non è una condizione radicata negli individui, bensì il portato di un grave disturbo della personalità o di una vera e propria patologia. Pertanto si ha il diritto ed il dovere morale di curarla e per questo esistono le cosiddette terapie riparative; 2) gli omosessuali – che di norma sono simpaticamente designati come invertiti, pederasti, sodomiti, ecc., quando non si ricorre ad epiteti popolareschi ben noti – sono tarati, perché la loro affettività è sempre precaria, la loro sessualità sempre promiscua, la loro tendenza a diffondere malcostume e pure malattie, un elemento statistico inconfutabile…; 3) le rivendicazioni dei gay sono assurde, perché ciò che ne è oggetto è riservato alle persone “normali” e segnatamente alle coppie e famiglie tradizionali, oppure rappresenterebbe privilegio indebito per chi non ha da lagnarsi di alcuna forma di discriminazione sociale.
Senza tenere conto di insulti ed invettive, sul web si possono leggere decine di critiche garbate a siffatte argomentazioni, scritte da gay e non gay. Non si trovano, invece, risposte che mostrino un minimo barlume di apertura, macché! Gli autori dei siti/blog in questione sono granitici nelle loro posizioni. Ma non sono sbrigativi, anzi. Sembrano ben contenti di replicare senza fine le loro tesi a chi si prenda la briga di lasciarsi coinvolgere. E per quale altro motivo, se non per dimostrare di essere fautori di un movimento di opinione? Quelle care persone hanno bisogno di noi gay, dopotutto, perché senza di noi sarebbero in tre a parlarsi addosso ed i loro siti farebbero le ragnatele. Ora, io dico: facciamo sì che ciò accada, perché per noi è una questione di dignità. Visto che per loro discutere significa svilirci ed insultarci, almeno non diamogli una mano. E non dimentichiamo mai che questi intolleranti intellettuali forniscono agli intolleranti violenti quel poco di sostrato ideologico che le loro scatole craniche possono contenere. Io sarò felice quando ogni delirante articolo apparso su internet resterà inesorabilmente corredato da 0 (zero) commenti.
Analogo discorso va fatto in rapporto ad ogni eventuale approccio verso gruppi di estrema destra. Si tratta di entità alla continua ricerca di uno sdoganamento. Se un gay le contatta, non salteranno certo fuori tirapugni, spranghe ed olio di ricino, ci mancherebbe altro. Ma non voglio credere che nella comunità glbt ci sia gente così ingenua da credere alla disponibilità di interlocutori tanto singolari. Parliamo di gente che organizza celebrazioni mussoliniane, che si nutre di revisionismo storico, che ce l’ha con gli extracomunitari in blocco, al grido de “l’Italia agli Italiani” e “ama il tuo simile e distruggi il resto”. Adesso strizzano l’occhio persino ai gay perché gli conviene e perché non contano un piffero. Ma lasciate che abbiano un po’ di voce in capitolo e te la saluto, la tolleranza verso gli invertiti. Non prestiamoci ad equivoci e lasciamo i camerati nel loro brodo. Non c’è altro di sensato da fare.
Giovanni Armeno

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Postato da tycooko
il 17/09/2009.

Legge contro le discriminazioni: alcuni chiarimenti

Esattamente due anni e 7 mesi fa, l'allora Ministro della Giustizia Clemente Mastella (sì, quello cicciotto con la moglie indagata che faceva il burattino di Berlusconi) propose un'estensione della Legge Mancino che avrebbe riguardato i crimini motivati dall'odio verso l'orientamento sessuale o l'identità di genere, salvo poi ripensarci 9 mesi dopo e addirittura minacciare di uscire dal Governo se una legge simile fosse passata. Sì, è imbarazzante, lo so. Lo psicologo di Mastella sta ancora tentando di uscirne con varie assunzioni giornaliere di Prozac.
Allo stato attuale, cos'è la Legge Mancino? Tramite Wikipedia, vengo a sapere che essa è stata proposta dal democristiano Nicola Mancino nel 1993 e approvata appena due mesi dopo.
Capito la differenza tra i democristiani di ieri e di oggi, ragazzi? Ieri: proposta di legge, due mesi ed è passata. Oggi: proposta di legge, nove mesi e venderebbero le loro madri pur di farla arenare.
Ma veniamo al testo della legge. La Mancino punisce (con modalità diverse) "chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi", "chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi", "chi partecipa a tali [che incitano alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi] organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività", "chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi [sopra definiti]", "chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche".
La Legge Mancino è fondamentalmente una serie di aggravanti che aumentano la pena di chi commette violenza per odio razziale rispetto ad un uomo che la commette perché il postino ha guardato troppo a lungo sua moglie.
Ma perché? Non è altro che uno dei tanti casi in cui la legge trasmette una morale considerata "giusta" al popolo o piuttosto, voglio sperare, si fa portavoce della morale già insita nel popolo. È anche il caso della legislazione contro gli atti osceni in luogo pubblico, su cui ho già detto la mia in passato.
Se lo Stato non punisse in maniera specifica il razzismo, i cittadini non avrebbero la percezione educativa della condanna concreta, puntuale, severa ed effettiva delle istituzioni, ma vedrebbero un atto di violenza punito solamente in quanto violento e il razzismo la "farebbe franca", ai loro occhi. Come a dire che se non arrivo a spaccare una mascella a un negro, ma lo chiamo semplicemente "sporco negro", lo Stato approva o comuque chiude un occhio. Se i nostri giovani crescessero in una società simile e formassero tale mentalità, sentendosi impuniti e inarrestabili riguardo certe idee, il passo verso quella mascella spaccata sarebbe davvero breve. Ecco che lo Stato interviene e fa capire ai cittadini: per me questa violenza è grave anche perché viene perpetrata a causa del colore della pelle.
Ma così picchiare un nero è più grave che picchiare un bianco? Se litigo con un mio amico africano e gli do un pugno, quello mi denuncia per razzismo? Ovviamente no! Non è certo la legge a fare differenza secondo il colore della pelle; ci mancherebbe che trattasse i cittadini diversamente in base della razza...a priori!
Se viene riconosciuta una qualunque forma di discriminazione razziale, allora scatta la Legge Mancino. Deve essere riconosciuto che io abbia picchiato quel ragazzo in quanto nero, e non in quanto antipatico o bugiardo. Anche a quel punto, comunque, la violenza non diventa più grave che una violenza non-razzista, e per questo punita più severamente, semplicemente diviene anche altro oltre alla violenza: diventa anche razzismo. Sono due reati insieme, violenza e razzismo: per questo vengono puniti di più della sola violenza.
Quindi tutte le categorie della Legge Mancino sono in realtà connesse fra loro: sia chi parla in maniera razzista che chi commette violenza a causa del proprio razzismo. Sono entrambi reati d'opinione perché, come giustamente dice chi contrasta questo tipo di leggi, se volessimo combattere la violenza in sé avremmo già gli strumenti legali adeguati.
Come ho già detto, la Legge Mancino legifera tramite una morale. In un Paese amorale (non immorale!), una legge che considerasse grave un pensiero non esisterebbe.
Non è una legge liberticida? Non contrasta l'articolo 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero? Certamente, così come la propaganda razzista contrasta con l'articolo 3 di non-discriminazione. Allora che si fa? Si stabiliscono delle priorità e una limitazione della libertà a svantaggio di una delle due parti (discriminanti e discriminati) in base al principio del danno.
Vivere liberamente la propria condizione di minoranza (etnica, religiosa, ecc.) senza dover temere di essere ostacolati in qualche modo, crea un danno effettivo e diretto a chi disprezza questa minoranza? Assolutamente no.
Vivere liberamente la propria condizione di razzisti senza dover temere di essere ostacolati in qualche modo, crea un danno effettivo e diretto a chi è vittima di questo razzismo? Assolutamente sì.
È implicito nella condizione del razzista danneggiare l'altra parte, è l'adempimento delle proprie idee, mentre non è implicito nella condizione dei neri, dei buddisti o dei gay danneggiare i razzisti, se non per autodifesa (fermando le esternazioni che li danneggiano personalmente).
Un razzista potrebbe tranquillamente essere razzista anche se i gay si sposassero o adottassero bambini. Continuerebbe a pensare che siano cose orribili e via discorrendo. Ma un gay non potrebbe tranquillamente vivere la propria affettività se i razzisti andassero al governo e gli impedissero di vivere la propria vita da cittadino come tutti gli altri.
E non sono pericolose solo le violenze fisiche, ma anche quelle psicologiche derivanti da un diffuso clima di odio sociale, ostracismo e disgusto che crea una condizione conosciuta col nome di minority stress e che fa forse più vittime di pugni e calci (tramite forti depressioni che escludono dalla vita sociale il soggetto che ne soffre, fino a portarlo al suicidio).
Dunque le idee di discriminazione razziale, etnica, religiosa, maschilista, d'orientamento sessuale o identità di genere sono socialmente e psicologicamente dannose. Creano dolore, sofferenza e vittime. Distruggono famiglie. Rovinano i lavoratori. Sono un pericolo sociale. È per il bene della collettività che non le si può far passare con la scusa della "libertà di pensiero", perché quel pensiero non può essere "liberato", pena la sofferenza, le violenze e anche i morti.
In questi giorni, a seguito della crescente omofobia in Italia, il Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna si è convinta ad appoggiare una proposta di legge fatta dalla parlamentare del PD Anna Paola Concia. Purtroppo questa proposta non potrebbe essere più blanda: allontanandosi dall'idea di estendere la Legge Mancino ai crimini motivati da omofobia o transfobia, Anna Concia ha pensato ad un'aggravante per le violenze basate sull'orientamento sessuale o l'identità di genere.
Per capirci: se una legge simile passasse, un giornalista de Il Foglio potrebbe continuare a scrivere che i gay sono dei malati mentali che lo disgustano e che dovrebbero essere curati a forza dalla propria perversione, mentre se lo stesso identico giornalista scrivesse le stesse identiche cose sui neri, rischierebbe tre anni di galera.
Ci tengo a sottolineare che la proposta di legge è contro la discriminazione verso l'altrui orientamento sessuale, che è cosa ben diversa dal dire che si stia facendo una legge "per i gay". Vale a dire che se in un locale per un pubblico GLBT a un ragazzo venisse impedito di fare il barista perché è eterosessuale, quel ragazzo potrebbe sporgere denuncia. E ci mancherebbe altro!
In ultima analisi, mi fa un po' ridere chi parla di questa come di una legge "liberticida": sono le stesse persone che non vogliono coppie gay che girino mano nella mano per strada, non vogliono locali gay vicino casa propria, non vogliono il Gay Pride, non vogliono vedere gay in tv... È cioè gente che parla di libertà solo quando gli fa più comodo, pulendosi il didietro con la stessa quando si tratta di loro compatrioti omosessuali, bisessuali o transessuali. Ma capisco bene la loro agitazione: duemila anni di impunità a sfottere e malmenare i "diversi" (da loro) non riusciranno a dimenticarli facilmente. Questa legge, però, potrebbe aiutarli a farlo.
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Postato da tycooko
il 09/09/2009.

I gay e le ragioni degli altri

Come ho avuto modo di scrivere, le intimidazioni e le aggressioni di queste settimane hanno avuto, se non altro, il “merito” di riaprire il dibattito circa l’adozione di norme specifiche anti-omofobia. Ho già manifestato la mia preoccupazione circa il buon esito di tale dibattito. A questo punto, vorrei chiarire la mia posizione; e per farlo, debbo rifarmi alle ragioni di chi non auspica affatto l’introduzione di qualsiasi tutela della comunità glbt. Premesso che sono uso rispettare le idee di chi non la pensa come me, credo infatti che nel caso specifico vadano evidenziate alcune tare di fondo di certe argomentazioni.
Per quanto riguarda la lotta all’omofobia ed alla violenza in particolare, chi osteggia anche la sola ipotesi di iniziative legislative afferma, in sintesi, che di norme anti-omofobiche non vi è alcun bisogno, perché il nostro ordinamento già contempla diverse fattispecie di reato riconducibili ad azioni e comportamenti lesivi dell’integrità e della dignità di ogni cittadino. Da ciò si fa discendere che l’introduzione di norme o aggravanti specifiche costituirebbe un intollerabile privilegio a vantaggio di una categoria che non perde occasione per imporre le proprie istanze ad un Paese che, si sostiene, in larga parte nemmeno le condivide. Ma è proprio così che stanno le cose?
Arrivo a dire che questa visione del problema sarebbe condivisibile, se la comunità glbt fosse giunta al termine di un processo di emancipazione ed integrazione, che consentisse ai suoi componenti di non essere giudicati in base al proprio orientamento affettivo e sessuale e di poter vivere serenamente nella società. Purtroppo, non è così. Con buona pace di chi si sente in dovere di minimizzare sistematicamente ogni singolo atto discriminatorio o sopraffattorio di cui si abbia notizia, in Italia, si può rischiare l’integrità fisica e persino la vita per il solo fatto di non voler vivere come animali in riserva; si può essere derisi, esposti al bullismo fin sui banchi di scuola; si può essere cacciati di casa dai propri stessi genitori – sempre meglio che sopportare un inferno domestico, come purtroppo capita – allontanati dal padrone di casa, discriminati sul lavoro. Dunque, non è che i gay amino sentirsi una specie protetta, o addirittura una casta privilegiata, come strumentalmente insinuano i nostri detrattori. E’ che di un sostegno legislativo c’è davvero bisogno, sebbene sia effettivamente paradossale che per facilitare a gay, lesbiche, trans ecc. una vita normale in mezzo agli altri, occorrano misure di emergenza. E’ fondamentale farlo capire a tutti quegli Italiani che, a causa di vecchi luoghi comuni e di molta disinformazione, dichiarano di non essere contro gli omosessuali, ma di non capire cosa e perché abbiano da rivendicare.
Naturalmente, i veri omofobi giocano su questo disorientamento; ma a ben guardare, la loro intolleranza è facile da identificare ed in quanto tale va denunciata. E’ necessario in special modo, quando essi lamentano che nel nostro Paese sia difficile esprimere le proprie opinioni in tema di omosessualità, se non si è gay o “gay friendly”, senza essere tacciati di razzismo, oscurantismo e così via. E siccome c’è chi ci crede, sarà meglio mettere in chiaro un paio di cose.
Intanto, diciamo che con le idee altrui ci si può confrontare, ed anche scontrare. Ma non si vede come ciò sia possibile, quando dall’altra parte della barricata c’è gente che, a parole, proclama di non volerti ghettizzare, mentre in realtà ti può al limite tollerare, purché tu viva nel modo più defilato possibile la tua “penosa” condizione. Come si fa a ragionare con chi ti accusa di manie di protagonismo, di voler essere diverso a tutti i costi, e poi da diverso ti tratta? In una schermaglia con un tipico rappresentante di certe posizioni, avendo io affermato di credere nell’amore e nella fedeltà, mi sono sentito rispondere che i gay non sono capaci di provare amore, ma solo sentimenti effimeri e tormentati. Ebbene, io trovo ci sia poco da discutere con chi nega a milioni di suoi simili quella capacità di amare che è parte integrante della natura umana. O con chi spreca tempo ed energie nell’inutile tentativo di dimostrare le tare degli omosessuali; ed ometto volentieri i soliti triti esempi. Cito invece un cavallo di battaglia di certi tradizionalisti per forza: l’anticlericalismo blasfemo che sarebbe proprio dei gay, in particolare dei “militanti”. Perché è l’unico che merita un commento.
Io non nego che certi eccessi si verifichino, per carità; e penso che siano deprecabili, perché la sensibilità religiosa altrui va rispettata. Ma alla gente in buona fede – non agli omofobi, specie quelli tanto impudenti da negare di esserlo – andrebbe ricordato che certi atti sono un’amara reazione verso una Chiesa Cattolica che sembra ormai scagliare i propri anatemi soprattutto contro gli omosessuali, nonché verso alti prelati che si oppongono al riconoscimento delle unioni civili gay perché tanto varrebbe, dicono, legalizzare anche la pedofilia. Anche il femminismo ha conosciuto accenti esagerati e controproducenti; ma nel complesso, senza il femminismo la condizione delle donne in Italia non sarebbe quella odierna, di sicuro migliorabile, ma nemmeno lontana parente di quella di solo pochi decenni fa. E fa male essere qualificati in blocco come dei senza-Dio, quando parecchi di noi vivono con convinzione, ma anche con sofferenza, la propria condizione di credenti. No, i nostri denigratori non sono disposti a lasciarci il minimo spazio. Cominciano, ad esempio, puntando il dito contro gli “esibizionismi sessuali” dei gay, ma poi si svelano, rivendicando il diritto a manifestare disgusto per il più piccolo gesto di affettività fra due persone. E che l’esibizionismo sia da censurare, sono d’accordo; ma è una questione di educazione e buon gusto, non di genere, tanti eterosessuali in calore non sanno dove stia di casa la decenza. Anche questo la gente disinformata dovrebbe essere aiutata a capire. Con gli omofobi, ogni sforzo è inutile, a loro non piace proprio come siamo, per questo, al di là di ogni falsa tolleranza, invocano la nostra più ampia invisibilità. E’ il solito “statevene a casa vostra, lontani da occhi sensibili”, condito da un già intimidatorio “sennò, non vi lamentate delle conseguenze”. A questa gente, non serve spiegare che la nostra non è una società confessionale, ma laica, e che il riconoscimento di alcuni diritti basilari dei gay non mette affatto in gioco i loro, al pari dei loro valori e delle loro tradizioni, di cui si dimostrano peraltro pessimi difensori. E’ inutile spiegarglielo, perché l’intolleranza e il rifiuto del diverso sono marchiati a fuoco nel loro DNA. Ma è essenziale spiegarlo a tutti gli altri, cioè a coloro che non ci apprezzano perché non ci conoscono e non capiscono cosa vogliamo davvero. E oltre che essenziale, è anche terribilmente urgente, se si vuole evitare che chi oggi si limita a dire: “Io non ce l’ho contro gli omosessuali, ma…” finisca per farsi incantare dalle sirene di chi alimenta l’odio omofobo, di quei cattivi maestri che hanno la sfrontatezza di deplorare la violenza che aizzano ogni giorno e che, continuando di questo passo, potrebbe generare atti irreparabili.

Giovanni Armeno,
militante del C.C.O. Mario Mieli di Roma

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Postato da tycooko
il 02/09/2009.

Omofobia: il rischio del riflusso

In Italia c’è una consolidata tradizione estiva, per cui si verifica sempre qualche delitto efferato, pronto ad alimentare l’interesse più o meno morboso dei villeggianti. A giudicare dagli eventi di questi ultimi giorni, c’è da sperare che non si instauri un’altra bella tradizione estiva: quella della caccia all’omosessuale.
Battute agre a parte, l’escalation delle aggressioni omofobe deve stimolare una riflessione profonda. Lasciamo stare l’esecrazione pressoché unanime – degli organi pubblici, non della gente comune, tra cui i plaudenti alla violenza pare non manchino – e cerchiamo di inquadrare gli elementi più oscuri dell’attuale situazione.
Intanto, è un dato di fatto che da un certo tempo a questa parte è un proliferare di teppismo urbano rivolto contro le categorie più vulnerabili ed ammantato di slogan ispirati alla destra più radicale. Più in generale, si assiste ad un florilegio di gruppuscoli di eguali inclinazioni. Perché? È solo a causa dell’evidente naufragio della sinistra italiana o tutti questi camerati hanno qualche padrino sempre più influente? E soprattutto, lo Stato è pronto a fare il suo primo dovere, che è quello di proteggere i cittadini dalla violenza? Perché si ha un bel parlare, adesso che i buoi stanno scappando dalla stalla, di leggi contro l’omofobia ed ogni altra intolleranza sociale. C’è solo da augurarsi che le forze politiche sentano effettivamente il problema come tale, perché ci sia un rapido iter di approvazione di norme appropriate. Io, mi dispiace, nutro qualche dubbio in proposito; spero tanto di sbagliarmi.
Ma in questa faccenda delle aggressioni, ci sono aspetti che mi interessano di più. Ho trovato molto illuminanti certi post che si trovano in abbondanza sul web, a commento dei fatti di cronaca.
Dunque, è confortante che la maggioranza del pubblico solidarizzi con le persone omosessuali, spesso al di là della condanna di ogni violenza. Ma sono parecchi i post di quelli che considero i nemici più insidiosi – scusate il termine forte, è adeguato – della comunità glbt. Sono quelli che non hanno niente contro i gay, no no, però questi culattoni farebbero meglio a starsene a casa, a fare le loro cose, e per favore che la piantino di rivendicare chissà poi cosa! Sono quelli che i gay sono come tutti gli altri, sì sì, però l’omosessualità è comunque anormale, e poi a che servono questi famosi Pride dove c’è sempre chi offende i Santi?
Ecco, è una cosa che ripeto spesso, a me piace che il nemico mi guardi in faccia. Perché l’avversario dichiarato lo combatti meglio. Ma lui intanto prospera, proprio perché c’è tanta gente che non ce l’ha contro gli omosessuali, però…
È questo il primo humus dell’indifferenza, di quella che in sede di analisi è stata definita la legittimazione sociale dell’omofobia. Quella che consente alla gente di digerire di tutto, come esattamente avviene oggi, di abituarsi al fatto che si tratti di cose che non la riguardano e che sono, in fondo, almeno in parte giustificabili.
Il triste è che questo atteggiamento da anestesia totale, lo adottano anche molti gay. È questo l’altro pessimo risvolto della questione: ci sono gay a cui non piacciono affatto altre persone come loro, ce ne sono altri che pensano seriamente di essere fuori dei guai perché mica fanno militanza, mica girano per saune e locali, hanno un sacco di amici di destra, fanno una vita “normale”. E allora, a quel paese i Pride, i diritti civili, la lotta all’omofobia. Tanto ormai, con la società si sta a posto, che importa se si è liberi con la condizionale, perché si può essere soltanto come altri ci vogliono? Eh, ma non sanno che se passa il principio per cui è stabilito per comune sentire di marca etero-ostile, che tipo di omosessuale può ambire ad una discreta, molto discreta integrazione e quale no, anche loro dovranno inabissarsi molto di più di quanto si immaginano.
Ma che si aspetta a gridare forte e chiaro che c’è bisogno di maggiore solidarietà, ma non a chiacchiere, all’interno della comunità glbt e che urge lavorare per questo? Uniti si resiste e si vince, in ordine sparso si va a ramengo. Dovremmo mettercelo in testa tutti, specie quelli che credono di lesinare contentini da parte del Potere. Invece no, ci si imbarbarisce persino: io che vivo a Roma e che frequento, ogni tanto, la cosiddetta “gay street” al Colosseo, ho avuto il dispiacere di assistere di recente ad una rissa che per poco non finiva a coltellate. E temo che l’episodio possa ripetersi, perché ci sono gay partecipi della cultura del casino, ché sennò pensano di non essere abbastanza visibili e disinibiti, e perché vari locali gay sono diventati di moda per ogni genere di etero, anche di quelli che farebbero meglio a divertirsi altrove, perché si portano appresso una violenza di fondo – anche omofoba – che non appartiene e non dovrà mai appartenere alle persone omosessuali. Mi spiace, vorrei che stessimo tutti contenti e rilassati, ma non è il tempo, adesso ci vuole vigilanza, attenzione alle provocazioni, sensibilizzazione. Occorre che i tiepidi, sia etero sia gay, arrivino a capire che non si tratta di difendere i froci, ma le libertà di ognuno, che al momento non sono al sicuro. E prima di tutto, occorre tenere a mente che una comunità non può conquistarsi i suoi spazi, se perde anche quel tanto di coscienza di sé che è riuscita ad acquisire nei decenni passati.

 

Giovanni Armeno,
militante del C.C.O. Mario Mieli di Roma

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Postato da tycooko
il 18/06/2009.

"Buoni genitori" di Chiara Lalli

Mercoledì 17 Giugno 2009 Chiara Lalli ha presentato, alla libreria Feltrinelli di via Vittorio Emanuele Orlando a Roma, il suo ultimo libro, "Buoni Genitori", edito da "il Saggiatore".
Hanno partecipato Giulia Weber, Claudio Rossi Marcelli e Vittorio Lingiardi.


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Postato da tycooko
il 15/06/2009.

RomaPride2009: i GLBT si dimostrano stanchi e delusi

Grande delusione per il RomaPride di quest'anno.
Alle 15:30, orario di raggruppamento dei manifestanti, Piazza della Repubblica era pressocché vuota.
Un'ora dopo, pochi minuti prima della partenza, la gente la riempiva appena per metà, come è evidente prendendo come riferimento la fontana che si trova esattamente al centro della piazza e quindi guardando questa foto.
Poche altre migliaia di persone potevano entrare lungo Viale Luigi Einaudi di fronte alla piazza, dove si erano allineati i carri.
Considerando che la piazza può contenere al massimo 40.000 persone, non saremo stati più di 30.000.
È evidente come durante il corteo, sia in via Cavour che in Piazza Venezia, molta più gente si sia unita, probabilmente raddoppiando il numero dei partecipanti.
Ma una volta giunti in Piazza Navona, una piazza che può contenere dalle 50 alle 80.000 persone (a seconda degli studi), ecco che risulta nuovamente evidente come i manifestanti si siano concentrati al centro del luogo, lasciando tutti i lati completamente scoperti, e quasi esclusivamente nella frazione tra la Fontana dei Fiumi del Bernini e la Fontana del Nettuno di Della Porta, dove si trovava il carro-palco del Mario Mieli, da cui sono stati fatti gli interventi politici finali.
Da confrontare con Piazza Navona del Pride scorso, completamente piena in ogni angolo: qui una foto da nord e qui una da sud.
Risultato: un Pride da 50-60.000 manifestanti, la metà di quelli del 2008 che pure aveva una valenza solo cittadina, come non se ne vedevano, a Roma, da tre anni a questa parte. Un buco nell'acqua totale.
Ma ora basta lamentarsi. Chiediamoci il perché di questo fallimento. Alcune possibili teorie:
  • Le polemiche con la Questura e il Comune di Roma sono state ben più pubblicizzate dell'accettazione in extremis - quattro giorni prima - del percorso del Pride.
    Era prevedibile che la gente, sapendo di poter essere caricata e/o arrestata dalle forze dell'ordine, avrebbe disertato in massa la manifestazione.
  • Nessuna novità è stata proposta dagli organizzatori. Il percorso era identico a quello che l'anno scorso non ci è andato bene e che quest'anno abbiamo accettato supinamente, con una tappa finale raggiungibile attraverso i vicoli del centro storico certamente dispersiva. Pochi carri previsti e tante polemiche, anche all'interno del movimento GLBT. Per concludere in bellezza, un documento politico davvero semplicistico.
  • Scarso appoggio dal mondo politico. È ovvio che il grado di accettazione e supporto sociale conta e su questo il nostro attuale governo ha una grave responsabilità, con un ministro delle pari opportunità e il sindaco della città in cui si svolge la manifestazione che ci disprezzano e osteggiano.
    Il PD, come al solito, è stato ambiguo.
  • Forte disillusione nella politica. Se l'anno scorso, ad appena due mesi dalla vittoria del centro-destra, c'era ancora una piccola speranza che il governo stesso o almeno l'opposizione avrebbero lottato per i nostri diritti, a un anno di distanza c'è la certezza che questo non sia avvenuto, non sta avvenendo e probabilmente non avverrà ancora per molto.
  • Virata verso destra all'interno della comunità GLBT, specialmente a Roma. Delusi dalla sinistra, i GLBT stanno tendendo verso una più rassicurante concezione conservatrice della società, persino quando gli dà contro, per il motivo per cui lo fa chiunque: dà un senso di regole, controllo, precisione, puntualità, ecc.
  • L'attuale movimento GLBT ha ormai stufato. Mai d'accordo su una linea comune, con tante piccole sigle solo in cerca di visibilità per sé, spesso più dannose che altro per la comunità.
Mancuso annuncia: "Per i prossimi due anni Roma sarà la città in cui terremo tutte le nostre manifestazioni."
Tutte tutte? E il Pride nazionale al sud? Che Mancuso sia rinsavito?
Al contrario, il Partito Democratico e i suoi elettori non sembrano fare grandi passi avanti, come dimostra questa intervista fatta poco prima della partenza del corteo a Cristiana Alicata.



(Clicca qui per le foto del Roma Pride 2009.)
(La cronaca minuto per minuto su Queer Blog.)

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Postato da tycooko
il 12/06/2009.

Il Roma Pride 2009 c'è: le tappe della via crucis

5 Aprile: Caro Aurelio, ti scrivo...
28 Aprile: Come farsi venire un collasso. Ovvero: in giacca e cravatta a Giugno
5 Maggio: Gay Pride: le alternative da destra
22 Maggio: Il rifiuto di Piazza San Giovanni è ufficialmente pretestuoso
3 Giugno: Questo non è il loro Pride (grazie a Dio)
10 Giugno: A Giugno il sole picchia forte: follie dei Radicali e del Mario Mieli

Più di due mesi di problemi ci hanno portato oggi, finalmente, alla vigilia del Roma Pride che partirà domani alle 16 da Piazza della Repubblica e proseguirà lungo Via Einaudi, Piazza dei Cinquecento, Via Cavour, Largo Corrado Ricci, Via dei Fori Imperiali, Piazza Madonna di Loreto, Piazza San Marco, Via delle Botteghe Oscure, Largo Argentina, Corso Vittorio Emanuele per giungere infine e Piazza Navona.
Partecipate numerosi!



Questo sarà il terzo Roma Pride documentato da Queer World.
Ecco gli articoli riguardanti le manifestazioni degli scorsi anni: il Roma Pride 2007 (di valenza nazionale; 400.000 partecipanti) e il Roma Pride 2008 (cittadino; 100.000 partecipanti).

P.S.: non dimenticate il Queer Pride!

NEWS!


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Postato da tycooko
il 10/06/2009.

A Giugno il sole picchia forte: follie dei Radicali e del Mario Mieli

Visti i magri risultati ottenuti con i suoi svariati scioperi della fame, della sete, del sonno e dell'andare di corpo, quel grande stratega che è Marco Pannella tenta nuovamente di attirare l'attenzione su di sé facendosi del male:
Vogliamo rilanciare il progetto della Rosa nel Pugno, con tutti i laici, democratici, socialisti e liberali che lo vorranno. Con il coinvolgimento del movimento ambientalista potremo tornare anche a far vivere il "Sole che ride".
Nell'insolito ruolo di compagno degli zombie, ce la farà Resident Evil-Pannella a fare pietà agli elettori? Devo dire che con me sta già funzionando.
Credo prenoterò un biglietto per Chianciano per assicurarmi che non si si sia fatto un ciuffo nero davanti agli occhi e non inizi a tagliarsi le braccia durante il congresso.

E dato che le buone notizie non vengono mai da sole, comunico che anche quest'anno la partita a scacchi per Piazza San Giovanni a Roma è stata vinta dall'amministrazione di destra: il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ha accettato senza repliche la "gentile concessione" - appena quattro giorni prima - di Piazza Navona come conclusione del corteo del Roma Pride 2009, la stessa piazza che l'anno scorso venne concessa appena quarantotto ore prima (!) sempre dopo aver negato Piazza San Giovanni.
Andando avanti nella nostra battaglia (..."testardamente"...), avremmo vinto in entrambi i casi: sia se la Questura non avesse autorizzato il percorso e magari la polizia ci avesse pure caricato (dimissioni forzate di Alemanno 2, massimo 3 giorni dopo) sia se si fosse arresa e avesse desistito dal suo braccio di ferro dannoso e senza senso. Ma vabbè.
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Postato da tycooko
il 08/06/2009.

"Non penserai mica che lo diciamo" ...mica siamo giornalisti!

Inoltro da Fuorionda News:



(Clicca qui per i risultati delle elezioni europee 2009.)

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Postato da tycooko
il 07/06/2009.

Notizie Gay n'est pas de droite. Ceci n'est pas une pipe.

In un articolo, la redazione di Notizie Gay ha tenuto a dichiarare la propria preferenza politica (ma non erano "un gruppo di lavoro che politicamente non può riconoscersi in nessuna opinione politica"?).
Il redattore simpatizza per il clericale Nichi Vendola, che mai ha speso una parola su aborto, fecondazione assistita o eutanasia (al contrario di Ferrero), probabilmente perché vicino alla visione vaticana e comunque in perenne equilibrio tra sinistra radicale e sinistra moderata, e che ha candidato Imma Battaglia, con dichiarate simpatie di destra. Il nostro redattore ha però deciso di votare quel partito ostaggio dei catto-comunisti che è il PD, unito esclusivamente da un inutile anti-berlusconismo (ma con tanti amici di Berlusconi, come D'Alema).
Anche altri tre in redazione voteranno i servi del Papa capitanati dal margheritino Franceschini (la cui prima dichiarazione una volta preso l'incarico fu che non esiste l'ingerenza vaticana nella politica italiana, forse con l'intenzione di citare il proprio predecessore, Veltroni).
Un altro voterà IDV, partito di destra misteriosamente accorpato alla sinistra.
Uno o addirittura due superstiti voteranno Radicali.
E così sappiamo che il 70% della redazione di Notizie Gay è fondamentalmente di destra e contro la piena cittadinanza e parità di diritti per le persone GLBT in Italia.
L'articolo continua con quella che sembrerebbe essere una risposta alla questione Pride che ha visto coinvolta proprio la suddetta redazione e che Queer World ha tempestivamente notificato:
Sono giorni che ci viene posta questa domanda: ‘E’ vero che considerate il pride una carnevalata?’ La nostra ultima risposta è stata che sarebbe ormai ora di dare una svolta al volto dei pride e che da parte nostra, pur criticandolo anche con toni accesi. ‘gira e rigira, partecipiamo tutti’.
Cioè: siamo buoni solo a criticare, ma tanto alla fine è tutto fumo e niente arrosto. Un'onestà intellettuale degna di Ratzinger e della sua cricca!
Fa quasi tenerezza la non-risposta data su Facebook a Saverio Aversa, che voleva vedere se ci fossero idee dietro gli sbuffi e gli ondeggiamenti di ventaglio:
Sì, amici. È ora di dare una svolta non necessaria. E anche di chiamare il CIM, Centro Igiene Mentale.
A Notizie Gay ha risposto lo scrittore e professore Sciltian Gastaldi:
(Per leggere la conversazione di cui parla Sciltian, cliccate qui.)

L'articolo pubblicato su Notizie Gay è dunque una facciata bugiarda per evitare di rispondere, a cui è seguito questo simpatico scambio di battute:

NEWS!


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Postato da tycooko
il 03/06/2009.

Questo non è il loro Pride (grazie a Dio)

Ultimo comunicato stampa del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli:
...anche la nuova richiesta del Circolo Mario Mieli di poter effettuare il percorso del RomaPride (da Piazza della Repubblica a Piazza Navona) ha ricevuto un secco “niet” da parte della Questura di Roma, cause l’eccessivo tempo di chiusura delle strade adiacenti al percorso e la presenza di imprecisati obiettivi istituzionali e di personalità nella zona di Piazza Venezia.
(...)
il Mario Mieli si vede costretto quindi a presentare ricorso legale al Tar e al Presidente della Repubblica contro i provvedimenti della Questura...
Come mai il fascista con la celtica al collo vuole impedire a tutti i costi lo svolgimento del Roma Pride di quest'anno, portando Roma ai livelli di civiltà di Bucharest e Mosca e allontanandola sempre di più da Berlino, Madrid, Parigi o Londra?
Il mistero si dissipa leggendo il documento politico del Roma Pride 2009 (a proposito, Arcigay Roma e DGP firmeranno quest'anno? Mica c'è la parola "testardamente"):
“Liberi tutti, libere tutte” rivendica l’antifascismo, l’antisessismo e l’antirazzismo quali elementi indispensabili e centrali per ogni lotta di liberazione e ribadisce il proprio carattere pacifico e di lotta alla violenza in tutte le sue forme, affermando la sua vocazione contro ogni forma di totalitarismo, sia esso teocratico, economico, politico o sociale.
Ah! Che manifestazione blasfema e oscena, almeno per gli occhietti a spillo del nostro sindaco e per i suoi simpaticissimi supporter(s).
E mentre Obama proclama Giugno "mese dell'orgoglio GLBT", il nostro movimento (almeno quello online) rema contro l'unica manifestazione per la nostra libertà di espressione che commemora gioiosamente i Moti di Stonewall.
E due! A quando Gay.tv che mette in sottofondo sulle proprie pagine Faccetta Nera?
Ad ogni buon conto, avrei dovuto immaginarlo...
Informo i lettori (e chiunque sia interessato alla mia incolumità) che questo blog aderisce a pieno alla proposta di Sciltian Gastaldi, per altro da sempre sostenuta personalmente in passato.

Ma ora basta con le questioni tristi! Andate a consultare le proposte culturali di Arcigay dedicate ai più piccini: cliccate su eurogayway.org, il "sito europeo per giovani glbt". Giovani...ma prematuri, eh!
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